Murad, Nadia

Nadia Murad

Premio Nobel per la Pace

Fondatrice e Presidente di Nadia’s Initiative

Ambiti Principali:

  • Il futuro dei conflitti: violenza sessuale, responsabilità e sicurezza globale
  • Giustizia e recupero guidati dai sopravvissuti in un mondo in frammentazione
  • Prevenire il genocidio e le atrocità di massa in un’era di competizione geopolitica
  • Intelligenza artificiale, sorveglianza e nuove linee guida: proteggere donne e ragazze nei conflitti.
  • Ricostruire le società dopo la guerra: dalla crisi alla stabilità a lungo termine
  • Leadership e cambiamento sistemico in tempi di incertezza globale

PERCHÉ NADIA — COSA NE APPRENDE IL PUBBLICO

  • Una nuova prospettiva sulla sicurezza globale. Nadia collega la violenza sessuale legata ai conflitti, la responsabilità e l’instabilità geopolitica in un modo che ridefinisce la comprensione, da parte del pubblico in generale – dai responsabili politici ai leader aziendali – delle conseguenze dell’inazione nel mondo odierno.
  • La prova che i sistemi possono cambiare. Attraverso esempi concreti tratti dalla sua attività di sensibilizzazione — dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ai quadri di riferimento per le riparazioni — il pubblico esce dal teatro comprendendo non solo cosa non funziona, ma anche come il cambiamento ai massimi livelli si realizza concretamente.
  • Il potere della leadership guidata dai sopravvissuti. Nadia sfida il pubblico a ripensare a chi dovrebbe essere presente al tavolo quando si elaborano leggi, politiche e sistemi di recupero, e a cosa si perde quando i sopravvissuti vengono esclusi da queste discussioni.

Profilo Professionale:

Nadia Murad è una vincitrice del Premio Nobel per la Pace e una delle figure più influenti nel ridefinire il modo in cui il mondo affronta la violenza sessuale legata ai conflitti. Ha portato la giustizia e il recupero guidati dalle vittime dai margini al centro delle politiche globali, cambiando lo standard in base al quale governi, istituzioni internazionali e sistemi giuridici vengono chiamati a rispondere delle proprie azioni.

Nel 2014, Nadia fu fatta prigioniera dallo Stato Islamico (ISIS) durante il genocidio contro la comunità yazida. Dopo essere fuggita, scelse di parlare apertamente, non per cercare compassione, ma per imporre un confronto globale con i sistemi che hanno permesso che questi crimini accadessero e rimanessero impuniti.

Ciò che ne è seguito non è stata solo attività di sensibilizzazione, ma una vera e propria trasformazione. Nadia ha promosso cambiamenti fondamentali nei quadri giuridici internazionali, ha introdotto meccanismi di responsabilizzazione, ha ampliato l’accesso ai risarcimenti e ha integrato approcci incentrati sulle vittime nelle risposte istituzionali in diverse regioni. Laddove vi erano lacune nel sistema globale, si è adoperata per colmarle.

Ha chiamato a rispondere delle proprie azioni capi di Stato, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e governi, spingendoli ad agire per garantire giustizia alle vittime e a rafforzare le risposte globali alla violenza sessuale legata ai conflitti. La sua leadership è stata determinante per la creazione del meccanismo investigativo delle Nazioni Unite UNITAD e per l’adozione della Risoluzione 2467 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, traguardi che hanno ridefinito il diritto internazionale.

Nadia è la Fondatrice e Presidente di Nadia’s Initiative, un’organizzazione no-profit dedicata alla ricostruzione delle comunità in crisi e alla promozione di iniziative a livello globale a favore delle vittime di violenza sessuale. Si è battuta per l’accesso al risarcimento per le vittime in tutto il mondo.

Nel 2016 è diventata la prima Ambasciatrice di buona volontà delle Nazioni Unite per la dignità dei sopravvissuti alla tratta di esseri umani. Nel 2018 le è stato conferito il Premio Nobel per la Pace per il suo impegno nella lotta contro l’uso della violenza sessuale come arma di guerra.

Il suo lavoro si fonda su un principio intransigente: i sopravvissuti devono essere al centro dei sistemi creati per proteggerli, non come simboli, ma come leader che plasmano leggi, politiche e percorsi di recupero.

Principali Pubblicazioni:

  • L’ultima ragazza: Storia della mia prigionia e della mia battaglia contro l’ISIS
    (Pubblicato da Mondadori, 7 ottobre, 2017)

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